Le fiabe che seguono sono tratte da:


Fiabe d'inverno

Fiabe e leggende delle Alpi, dell'Europa centrale e orientale e del grande Nord.

Tradotte, narrate e illustrate da Maria Paola Asson,

edizioni CIERRE, Sommacampagna (VR), 2011


 

Un dolce per Huldra

Fiaba norvegese

 

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Nella mitologia nordica Huldra è un Troll, una donna molto bella, con capelli lunghi e biondi, vestita di bianco, ma con coda di mucca. In Norvegia ancor oggi il giorno di Natale è usanza  portare in regalo un dolce a Huldra, lo spirito dell’acqua o del fiume.

 

Una leggenda narra che una volta, molto tempo fa, proprio il giorno di Natale un pescatore voleva portare un dolce allo spirito dell’acqua, che dimorava nel lago nei pressi di casa sua, ma trovò il lago completamente ghiacciato. Non volendo lasciare il dolce sul ghiaccio, andò a prendere un piccone e cercò di fare un buco nel ghiaccio, pensando così di fare un piacere a Huldra. Ma nonostante gli sforzi riuscì solo a fare un buchetto molto piccolo, troppo piccolo per farci passar attraverso il dolce.

Un po’ indeciso sul da farsi, appoggiò il dolce sulla superficie ghiacciata del lago, quando improvvisamente una piccola manina, candida come la neve, emerse dal buchino ed afferrò il dolce, che si rimpicciolì e poi sparì sotto il ghiaccio.

Da quel giorno la gente si abituò a portare alla Huldra dei dolcetti piccolissimi, in modo che potessero passare anche attraverso un buchetto molto piccolo, per far un piacere alla bella Huldra.

In Norvegia, quando si vuol fare un complimento ad una donna, si usa dire che ha le mani ‘sottili come quelle dello spirito dell’acqua’.

 


Il gattino con il gomitolo magico

Germania

 

Frau Holle,  "Signora della neve", che scuote il suo bianco piumino lassú nel cielo e fa scendere la neve sulla terra, è anche la Signora degli animali, che ricompensa chi si prende cura di loro.

 

Bild 1Una fredda sera d’inverno - mancava poco al Natale - una povera vedova, uscì di casa per andare a fare legna e procurarsi così dei rami secchi per accendere la stufa. La donna era molto povera e tutto il peso del lavoro in casa  gravava sulle sue spalle.

Faceva molto freddo quella sera, la terra, ricoperta da una lastra di gelo, scricchiolava sotto i suoi piedi e le bianche lenzuola di Frau Holle, adagiate come un velo su prati e boschi, scintillavano di migliaia di piccoli cristalli lucenti.  Ma la donna non aveva tempo di ammirare quel magnifico spettacolo della natura!

La fascina di legna, che portava sulla schiena, in cima alla quale aveva legato un grosso mazzo di saggina, buono per fabbricare scope, si era fatta pesante. La donna camminava a fatica sotto quel grosso peso,  trascinando i piedi. A forza di raccogliere legna, aveva ormai le punta delle dita rattrappite dal freddo. Cercò perciò di riscaldarsi soffiandoci sopra un po’ del suo fiato e fregandosi le mani sotto il grembiule. In quel momento sentí un debole miagolio e lungo il bordo della strada scorse un piccolo gattino, un bianco batuffolo, che giaceva sul ceppo di un albero. Il sollevò la sua zampina color grigio argento, poi fece la gobba, si stiracchiò e incominciò a fare tante di quelle moine, che la donna, mossa a compassione, lo accarezzò e gli disse: - Vieni con me, povero gattino, tu stai gelando, e mi sembri malato! Anche se siamo poveri, a casa ci sarà ancora qualcosa per te! Così raccolse il piccolo animaletto miagolante, se lo avvolse nel grembiule e lo portò con cura fino a casa, nonostante il peso che lr gravava sulle spalle.

A casa le corsero incontro i suoi due figlioletti. Il più piccolino, sollevandosi sulla punta di piedi, ficcò il nasino nel grembiule della mamma, per curiosare. – Mammina – disse pieno di fame - dove hai messo il pane per i conigli?

La povera donna con un nodo in gola accarezzò il piccolino sui capelli e disse tristemente: - Non ho pane per i conigli e nemmeno un po’ di carrube per te, ho solo tanta miseria, e vi porto ancora qualcun altro che è ancor più misero di noi!

Ma quando dal grembiule blù sgusciò fuori il piccolo micetto, candido come un fiocco di neve, i bambini si misero a saltare dalla gioia.  Portarono il gattino malato nella stube, gli prepararono una cuccetta al caldo vicino alla stufa e divisero con lui il loro ultimo boccone. L’animaletto pian piano si riprese e guarí. Ogni mattina giocava con i bambini ed essi gli si affezionarono un mondo.

Quando si leccava e si puliva le zampette, allora sapevano che sarebbe venuto a salutarli; quando la zuppa scottava troppo per il suo musetto affamato, allora soffiavano sul cucchiaio e dicevano: - Oggi c’è qualcosa nelle lenticchie che al micio proprio non piace! Insomma lo coccolavano e lo vezzeggiavano proprio!

E se uno di loro cadeva e si faceva male al ginocchio e correva piangendo dalla madre, bastava che lei gli cantasse:

- Micino,micetto,

guarisci il mio bimbetto,

ché domani il sole arriverá,

e lui le capriole fará !

… che il bimbo giá si sentiva meglio.

Il gattino amava molto rotolarsi nella cenere della stufa e da bianco che era diventava grigio come la nebbia. Poi scappava via, veloce come il vento facendosi rincorrere dai suoi due piccoli amici.

Così passarono le lunghe giornate invernali giocando a rincorrersi allegramente.

Quando arrivò la primavera, ed il fuoco nella stufa si spense del tutto, un mattino al loro risveglio i bambini non trovarono più il micetto, dal pelo candido come la neve ad aspettarli.

Il loro compagno di giochi era sparito, e per quanto lo cercassero dappertutto, non riuscirono a trovarlo.

Il mattino dopo la loro madre dovette andare di nuovo a fare legna nel bosco. E quando passò nel luogo in cui aveva trovato il gattino, quale fu la sua sorpresa, quando vide, proprio nello stesso punto, una figura alta di donna tutta vestita di bianco, che la salutava con un lembo del velo, che sembrava tessuto di aria.

Poi la signora bianca gettó nel grembiule della povera donna una palla bianca e disse: - Questo è per il gatto bianco!

Accortasi che si trattva di un gomitolo di lana, la donna alzó la testa per ringraziare, ma la bianca apparizione era già scomparsa.

Arrivata a casa, la donna mise il regalo della donna bianca sul tavolo della cucina. E quale fu la sua sorpresa, quando il mattino dopo accanto al gomitolo trovò un bel paio di calze bianche, morbide, già belle pronte e confezionate! E nel gomitolo vi erano infilati dei ferri da calza: erano dei ferri magici, ed pure il gomitolo era un gomitolo magico, perchè non si esauriva mai.

Ed ogni notte mani invisibili confezionavano delle nuove calze, prima per i bambini, poi per la madre.

Alla fine in quella casa c’era una tale abbondanza di calze e calzini, che poterono anche venderne al mercato e con il ricavato riuscirono a comprare pane, carne e vestiti caldi.

Così finalmente le preoccupazioni della povera madre svanirono per sempre ed ella comprese che la donna bianca altri non era che Frau Holle, che aveva voluto ricompensarla per il bene fatto al gattino.

Liberamente tratta da K. Paetow.