Chi Fortuna va cercando: fiabe sulla fortuna, sul destino e la ricerca della felicitá
Angiolella
In ‘Le più belle fiabe italiane’, Mondadori, (Basilicata)
SINTESI
Quando viene a sapere da un’indovina di essere perseguitata dalla sfortuna, Angiolella abbandona la propria famiglia e decide di incamminarsi per il mondo. Durante il viaggio il suo sfortunato destino la perseguita e le rende impossibile la permanenza in un qualsiasi luogo, costringendola a versare lacrime amare. Ad un certo punto però, grazie anche alla propria iniziativa, all’ intervento delle fate buone ed al regalo di una certa Fata Carbonaia, la sua esistenza subisce una svolta e ciò che pareva immutabile alla fine muta e si aprire ad una nuova e felice realtà.
La pianta della fortuna ( Perù )
Liberamente tratto da ‘Il Rio delle Amazzoni ed altre favole dell’America latina’. Mario Riccò, EMI, ‘89
In un villaggio andino, Itau, dove il lavoro rendeva così poco, che raramente gli abitanti potevano riempire la loro scodella di cibo, viveva una vecchietta, di nome Vea, che desiderava tanto far qualcosa per cambiare il destino del suo paese.
Un giorno scorse vicino a casa sua una pianticella molto piccola, mai vista prima.
La pianticella improvvisamente si mise a parlare e le chiese:
- Raccoglimi con le radici e piantami sulla riva sinistra del torrente!
L’ india non sapeva se credere o no a quella voce e piena di dubbi prese la piantina e la piantò lungo il torrente. Proprio in quel punto vide un Lama nero che la fissava con i suoi grandi occhi.
Quando la vecchina ebbe finito il suo lavoro, il lama sputò più volte sulla terra smossa. La donna allora brontolò all’animale:
- Sciagurato, cosa fai? Mi inzozzi tutta la piantina!
Ma con suo grande stupore la piantina cominciò a crescere e in un batter d’occhio crebbe prodigiosamente.
La donna rimase tutta la notte a contemplare la piantina, che sotto la luna aveva un bellissimo colore verde pallido. La mattina dopo alcuni fiorellini erano spuntati e la sera al posto dei fiori dalla pianta pendevano tante palline lucide e rosse.
Era nato così il pomodoro, che divenne la ricchezza e il vanto di quel paese, di nome Itatu e di tutto il popolo andino.
E´grazie a quella vecchietta, di nome Vea, che oggi possiamo gustare il pomodoro come ingrediente prezioso di piatti prelibati, dalle insalatine di pomodoro e mozzarella, agli spaghetti al sugo di pomodoro, dalla pizza alla parmigiana, e chi più ne ha più ne metta...
Liberamente tratto da ‘Il Rio delle Amazzoni ed altre favole dell’America latina’. Mario Riccò, EMI, ‘89